Quando nasce un fratellino, nasce anche l'affetto e...tanta gelosia immagine

Quando nasce un fratellino, nasce anche l’affetto e…tanta gelosia!

La notizia di una nuova vita crea sempre tante aspettative, ma porta con sè anche molti dubbi e paure.
L’arrivo di un altro bambino infatti comporta un dispendio di energie non indifferente, per consentire a tutti di trovare un nuovo equilibrio all’interno del nucleo familiare.
Ecco, quindi, alcuni consigli su come affrontare questa splendida avventura.

  1. Come preparare i fratelli maggiori all’arrivo del neonato

Sicuramente un primo passo fondamentale, è parlare il prima possibile con i primogeniti di questa novità, e di come ci sentiamo noi genitori (ovviamente, dopo aver fatto tutti gli accertamenti del caso, e sapendo che la gravidanza sta procedendo nel migliore dei modi).
È importante che i più grandi si sentano coinvolti, e per questo è bene mantenere il dialogo aperto sull’argomento, rispondendo a tutte le domande e le curiosità che vi verranno poste.
Ricordiamoci inoltre, che un evento che per noi potrebbe avere solo risvolti positivi, può portare ai nostri bimbi tanta insicurezza rispetto ruolo che hanno avuto fin’ora nella famiglia e al rapporto con noi.

Siate chiari nel verbalizzare che il vostro bene nei loro confronti non cambierà con l’arrivo del fratellino o della sorellina, voi ci sarete sempre per loro.

Farli sentire coinvolti in quello che sta accadendo, con semplici attività che riguardano il nascituro, può essere una buona strategia:

  • preparare insieme il corredino
  • sistemare la valigia per l’ospedale con tutto l’occorrente per mamma e fratellino/sorellina
  • montare insieme la culla in camera dei genitori o direttamente nella cameretta
  • fare spazio nell’armadio per i vestiti del/della piccolo/a, soprattutto se sarà condiviso
  • creare un “angolo coccole” dove poter stare tutti insieme nei momenti meno frenetici della giornata (ad esempio, in una parte della cameretta, potreste mettere un tappeto morbido con dei cuscini, dove il/la grande può stendersi a leggere un libro o a disegnare, mentre mamma o papà fanno addormentare il bebè, o mentre gli danno da mangiare seduti su una comoda poltrona)
  • preparare un regalo da parte del primogenito (che sia un libro da leggere tutti insieme, un disegno, una canzone da cantare per far addormentare il piccolo, scegliere un pupazzo da donargli, che magari diventerà il suo preferito).

  1. Il tempo “sospeso” della convalescenza in ospedale

I giorni che si trascorrono in ospedale sembrano un tempo infinito, sia per la mamma che non vede l’ora di riabbracciare chi è a casa, sia per chi è in trepida attesa di conoscere il nuovo nato.
È importante che le persone che si occupano del fratello/sorella maggiore, mantengano vivo il dialogo parlando di quello che sta accadendo, soprattutto con i bimbi più piccoli, i quali potrebbero faticare a capire perché la mamma sia “sparita” da un giorno all’altro, nonostante la preparazione dei mesi precedenti, e rassicurarli che tornerà presto.

Le emozioni ci possono travolgere, ma essere consapevoli che a volte il parto non va come ci saremmo aspettati, e quindi la convalescenza potrebbe richiedere qualche giorno in più del previsto, è fondamentale.
Non demoralizzatevi, i vostri bambini a casa sono accuditi da persone fidate, e nel frattempo voi potete fare tante video chiamate con loro, confermando mille e più volte quanto gli volete bene, e che di lì a qualche giorno sarete di nuovo insieme (non date tempi definiti in questa circostanza, per evitare di creare aspettative irrealistiche).
Cercate di recuperare le energie che serviranno nella gestione dei primi tempi dopo l’arrivo a casa. Da qui inizia il bello!

E i papà che parte fanno?
Sono il punto fermo per tutta la famiglia, soprattutto durante l’ assenza della propria compagna.
Possono rafforzare il legame con i bimbi più grandi e essere da esempio, senza sminuire le “crisi” emotive, che quasi sicuramente loro attraverseranno in questa fase. Devono rassicurarli e essere il loro porto sicuro quando si sentono più fragili e soli.
Altro compito fondamentale per il papà, è quello di prepararsi ad assistere la mamma in ogni fase dopo il rientro a casa;
sia fisicamente (accudimento del nascituro e dei fratelli, sia nella gestione della casa, ad esempio preparando un pasto caldo per tutti, tenendo in ordine,ecc.), sia emotivamente (il post parto è travolgente, pieno di alti e bassi), il sostegno è necessario e imprescindibile.

  1. Primo incontro: abbassate le aspettative

Tutto quello che d’ idilliaco vi viene in mente per questo primo straordinario incontro lasciatelo da parte.
I vostri figli non sono il riflesso delle vostre emozioni; ricordare che sono esseri senzienti, con le proprie sensazioni nel bene e nel male, sicuramente è d’aiuto.
Certo, vedere i fratelli o le sorelle più grandi saltare di gioia per l’arrivo del/della piccolo/a farebbe piacere a chiunque, ma siate razionali e provate a vedere la situazione dal loro punto di vista.
Più probabilmente la prima reazione sarà di stupore, curiosità, ma anche di diffidenza e di studio, verso quel piccolo esserino che, magari, si pensava già in grado di interagire con il mondo.

Avere delle aspettative realistiche è utile sia a voi che ai bambini, per riuscire a gestire la situazione nel migliore dei modi e prevedere anche le reazioni più spiacevoli che potrebbero esserci.

  1. I primi 6 mesi: le montagna russe

Mi piace chiamarle montagne russe perché, per esperienza personale, è stato un periodo molto intenso costellato di alti e bassi, momenti di luce e amore alternati a momenti di oscurità e sconforto.

I bambini, si sa, sono impegnativi da ogni punto di vista e hanno la capacità di assorbire tutte le nostre energie.
Per questo bisogna essere consci che per un periodo più o meno breve (siamo tutti diversi e quindi reagiamo in maniera differente alle situazioni) vivremo uno dei periodi più stressanti e difficili della nostra vita, ma anche uno dei più belli e indimenticabili.

La costante, per entrambi i genitori, in tutta questa frenesia, sarà la domanda: “Ce la farò a gestire tutto?”.
La risposta è: NO. E va bene così.
Nessuno è un super eroe e non si può arrivare ovunque. L’ unica certezza è che per i figli, si prova a dare sempre il meglio di noi stessi, ed è questo quello che conta, non essere perfetti.
Questa è una delle lezioni più grandi che sto pian piano apprendendo giorno dopo giorno.

Generalmente i tre scenari principali che possono accadere sono questi:

  • I più grandi accettano subito la presenza del nuovo arrivato e fila tutto liscio con qualche episodio di gelosia, ma nulla di irrisolvibile.
  • I primogeniti faticano ad accettare la nuova creatura, perché hanno meno attenzioni di prima; è assolutamente normale e sano che sia così, o che loro provino questo tipo di emozioni, ma è anche necessario che le sappiano esprimere. In questo caso siamo noi genitori a doverli aiutare, veicolando tutti quei gesti negativi (che spesso si traducono in azioni fisiche verso il piccolo, verso sè stessi o verso mamma e papà).
  • Fratelli e sorelle maggiori nascondono la gelosia manifestandola sotto altre forme: disturbi del sonno, inappetenza, isolamento, ecc.

È importante saper osservare i loro comportamenti in ogni fase e se necessario, perché magari da soli non sappiamo come procedere, chiedere aiuto a degli esperti (pedagogisti, psicologi); è infatti importante lavorare prima su noi stessi, e comprendere quali comportamenti possono aiutare i nostri figli a esternare ciò che provano.

Generalmente, il sentimento più comune che fuoriesce, quando si parla di gelosia, è la rabbia.
Ecco alcuni esempi pratici che possono essere utili:

  • picchiare un cuscino o lanciare un peluche (in modo che il bambino non faccia male a se stesso o ad altri)
  • disegnare ciò che si prova (anche la tristezza ad esempio) e strappare il foglio
  • soffiare via le brutte sensazioni nel cielo insieme alle nuvole
  • creare una scatola delle emozioni negative in cui rinchiuderle (ispirato dal libro “Che Rabbia!” di Mireille D’Allancè)

 

Anche in questi momenti, che mettono tutti a dura prova, cercate di mantenere la calma e se possibile coinvolgete i vostri figli in tutto quello che riguarda il neonato, per esempio:

  • chiedere di aiutarvi durante i cambi, magari passandovi i pannolini puliti
  • fare il bagnetto al bambino insieme
  • aiutare a preparare il biberon, se allattato artificialmente
  • leggere una storia o guardare un cartone insieme durante una delle poppate del piccolo

  1. La gelosia del piccolo di casa

Ebbene si, spesso non ci si pensa, ma anche il nostro piccolino può essere geloso.
E’ un tipo di emozione diversa, perché abituato dalla nascita a condividere tutto con qualcun’altro; può sembrare quasi una sorta di competizione, come a voler dire “Ehi, sono il più piccolo, ma ci sono anche io!!!”.
Inoltre, può essere indirizzata verso due soggetti:

  • i genitori, i quali devono cercare di accontentare tutti
  • i propri fratelli e sorelle, che sono il loro punto di riferimento e primo esempio da seguire

Anche in questo caso è importante cercare di direzionare le reazioni dei nostri bambini, insegnando loro a gestirle nel miglior modo possibile, ma non a reprimerle.
Molto interessante è il libro “Benvenuto fratellino Benvenuta sorellina” di Giorgia Cozza.

  1. Superato l’anno: la luce in fondo al tunnel

I bambini stanno crescendo e hanno imparato a conoscersi.
Ognuno ha il proprio carattere e noi ci sentiamo un pochino più esperti e sereni nell’affrontare quelle scene che, ormai, sono all’ordine del giorno.Il litigio per un gioco, chi sta in braccio alla mamma e chi al papà, a chi verrà assegnato l’ultimo biscotto,…

Superato il primo anno di rodaggio, l’equilibrio che tanto agogniamo è sempre più vicino, ma ha bisogno di costanza e amore per essere raggiunto.
Riservare ad ognuno di loro del tempo esclusivo, con un solo genitore o con entrambi, li farà sentire speciali e allenterà le tensioni.

Fin da subito possiamo notare che i nostri figli sono si gelosi, ma anche tanto amorevoli nei confronti dei loro fratellini o sorelline più piccoli. Inizialmente con timidi sorrisi, scambiati quando pensano che noi non li stiamo osservando, altre volte sono gesti gentili, come una carezza data di sfuggita (che assomiglia più a uno schiaffo non riuscito!), altre ancora baci irruenti con testate annesse, o abbracci dati con una spontaneità disarmante, che strappano una lacrima.
Questi sono i momenti per cui ne vale la pena.